Anche per le pulci
è forse lunga la notte
e solitaria
- Masaoka Shiki -
Regia Guido Targetti – Drammaturgia Francesco Tozzi – con Caterina Rossi – voce Chiara Romano
Pulce non se lo sarebbe mai aspettato: si era costruita una tana talmente confortevole nell’oscurità della sua solitudine che quel rumore, improvviso, magico, misterioso, le ha fatto fare letteralmente la pipi addosso.
Così, percorrendo a ritroso la via che conduce all’imboccatura del suo nascondiglio, riemerge pian piano alla luce attirata da quel canto cosi dolce e pieno di armonici.
Di cosa parlerà quella voce, quelle voci? Che storia staranno raccontando? Quindi esiste ancora, nel mondo, pieno di luce ma anche di pericoli, dove le cancrene universali hanno trasformato gli uomini in lupi qualcosa di bello? Vale ancora la pena di parlare con le persone, chiunque esse siano, per compiere insieme un percorso che porta alla serenità, alla pace, ora che il mondo è perennemente in guerra, in questa “età di mezzo”
“, dove gli dèi non esistono più e Dio non ha ancora preso una
forma precisa?
Il canto della pulce è una storia di emancipazione, di libertà, piena zeppa di rimandi ai grandi testi mistici di tutti i tempi. Una storia di gente semplice che regola il proprio orologio sul passare delle stagioni, il cadere e il rifiorire delle piante, il gelo e il caldo soffocante, per cui i misteri – gaudiosi o dolorosi che siano – sono sempre e comunque delle meravigliose sorprese.
Pulce non si accontenta di essere la donna della caverna di Platone, che contempla delle ombre credendole Verità. Vede una voce, crede in Lei, la segue, senza pensare ai pericoli; e di questa scoperta renderà partecipi gli altri che incontrerà sul suo cammino.
IL TEATRO INCONTRA IL CINEMA
Portare il cinema a teatro non è semplice.
E poi, in fondo, perché? Un film ce lo possiamo godere senza che uno spettacolo si frapponga tra noi e lo schermo.
Difatti, quello che il format propone è una piacevole “chiacchierata” col pubblico, intervallata da proiezioni di interviste, letture, brani del film o di altre pellicole che al film sono legate per raccontare il capolavoro da un punto di vista differente: quello dissacrante e cinico, contestuale al periodo in cui il film è stato pensato, scritto, girato e messo nelle sale.
A risaltare è l’aspetto artigianale, umano del processo creativo: la povertà dei registi del neorealismo e le osterie che facevano credito a loro e ai pittori
nell’immediato dopoguerra, quando uscirono, nel giro di pochissimo tempo pellicole immortali come Roma città aperta, Ladri di biciclette, Sciuscià; la voglia di farcela di Fellini e la rocambolesca avventura del suo primo lungometraggio Lo Sceicco Bianco; l’azzardo di un grande regista come Mario Monicelli, che propone, come protagonista della sua nuova commedia (dal titolo I soliti ignoti) l’attore tragico per eccellenza, Vittorio Gassman; la fatalità di un incontro che da’ vita alla creazione di Per un pugno di dollari; la relazione profonda tra Marlon Brando e Bernardo Bertolucci in Ultimo tango a Parigi; l’assoluta dirompente novità di Nanni Moretti in Io sono un autarchico.
A TU PER TU COL GRANDE CINEAM
Attraverso un percorso che parte dallo studio profondo di un’opera cinematografica il format intende mettere la lente di ingrandimento su un’epoca – che molti, nel pubblico, hanno vissuto in prima persona – partendo non dal valore estetico del film ma empatico, popolare, nel quale anche chi di cinema non è appassionato possa riconoscersi e dove il cinefilo possa trovare ottimi spunti per osservare un prodotto da un altro punto di vista, intervenire, fare precisazioni.
Perché di un film non solo non si sa mai abbastanza, ma si raccontano anche storie molto diverse. D’altra parte, chi fa il mestiere dell’Arte, scrive sull’acqua.