La body artist Lauren Hartke è sposata col regista Rey Robles. Tutto procede come si deve fino a quando l’uomo decide di togliersi la vita. Da quel momento comincia per Lauren un percorso di emancipazione e assimilazione del lutto che la porterà a confrontarsi non solo con sé stessa ma anche con strane presenze che popolano la sua casa vista mare…

Crediti

regia
Guido Targetti
Adattamento
Francesco Tozzi
COSTUMI
Giulia Balbi
Coreografie
Francesca Selva
CON
Marzia Gallo
Simone Castano

In coproduzione con Compagnia Francesca Selva
LO SPETTACOLO

Lauren ha perduto Rey: lui se n’è andato senza salutare nessuno, si è ucciso, lasciandola sola, e adesso non le resta che continuare a vivere. Senza di lui. Ma come si vive quando una parte di noi se ne va?

Il romanzo di Don DeLillo è ambientato in un setting borghese, bianco, asettico, quasi claustrofobico, pieno di oggetti della quotidianità. L’andamento narrativo è in tutto simile a un diario che l’artista scrive mentre vive, o tenta di farlo.

Abbiamo deciso di spostare tutta l’azione in una una sorta di “non luogo”, bianco, dove tutto può cominciare, svolgersi e finire senza soluzione di continuità. Un palcoscenico che diventa luogo privato e che torna palcoscenico, ma solo quando l’artista, cioè Lauren decide di farlo. Questa è la sua vittoria, la sua rinascita.

Nel momento della perdita, gli anni che Lauren ha passato accanto a Rey le scorrono davanti come prove a suo carico di un processo crudele ma inevitabile. Si guarda intorno in cerca di scampo, ed è lì che la vita le pone innanzi presenze che, nella sua mente, ne ricordano altre, di un altro tempo, ormai passato.

È nel limbo che Lauren decide di costruirsi ed abitare che si dipana la sua storia, quella della sua lunga ricerca. È lì che appariranno le sue “voci di dentro”. In un posto grande, vuoto, bianco, dove tutto può succedere. Un posto in tutto simile al teatro.

NOTE DI REGIA

L’adattamento di Body Art di DeLillo, romanzo che apparentemente ha ben poco di teatrale, non è tanto incentrato sulla traduzione in chiave teatrale del romanzo quanto sulla volontà di mostrare in maniera complementare ciò che nel romanzo viene solo alluso, ovvero l’elemento performativo.

La vicenda inizia con un fatto ineluttabile, lo dice la parola stessa: un lutto. Lauren si immerge in questo vuoto, lo ascolta e durante questa ricerca incontra una figura (Mr. Tuttle) che sembra avere un rapporto diverso col tempo. Decide di farne un’opera d’arte: Body Time. Una performance con cui l’artista esperisce e vuol fare esperire il tempo attraverso il corpo.

Quale linguaggio può raccontare “l’Arte del Corpo” (Body Art) se non il teatro?

Ed eccolo qui il fatto teatrale, la performance. Mentre nel libro la performance resta fuori campo, raccontata o meglio allusa, a posteriori, nello spettacolo teatrale la performance può brillare in tutta la sua presenza, ovvero incontrando il pubblico dal vivo.

Lo spettacolo dunque diventa un’incontro col pubblico prima dell’ultima replica di Body Time.

A mediare l’incontro Simon Chesnut, un critico d’arte, che si porrà come tramite tra il pubblico e l’opera-d’arte-vivente Lauren Hartke.

Nel tentativo di stabilire delle connessioni tra la biografia dell’artista, segnata recentemente dalla perdita del marito Rey, e la sua performance che tra poco andrà in scena, si innescherà un racconto fatto di flashback con cui la donna rivivrà insieme al pubblico gli ultimi momenti della sua vita.

Il linguaggio ibrido dello spettacolo si avvale quindi di espedienti musicali, visivi, integrando una drammaturgia contemporanea con la drammaturgia del corpo (preziosa in tal senso è stata la collaborazione con la coreografa Francesca Selva), che tende a mettere in discussione le possibili connessioni analitico-razionali che possano svelare con certezza il mistero della creazione artistica, indagandolo nella imperscrutabilità.

In tal senso più che la storia di un lutto abbiamo raccontato la genesi misteriosa di un’opera d’arte, in quanto Body Art ci ricorda “Life as Art” ovvero: la vita come opera d’arte.

Lo spettatore, per quanto lo spettacolo termini un’attimo prima dell’inizio della performance Body Time, si ritrova a partecipare interattivamente a questo processo e viene invitato a percepire visceralmente il tempo e dunque a vedere la vita, la propria vita come un’opera d’arte.

 

 

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